Il ritratto Harvard del ns. beniamino e quello dell’acqua a Genova

21 AGO 20
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Al direttore - Dice Landini che gli hanno menato de cattiveria. Poteri forti, mani pesanti.
Maurizio Crippa
Al direttore, ho compulsato fino all’ultima riga il Foglio. E non una – se ho compulsato bene – dedicata alla testimonianza del capo dello stato Giorgio Napolitano, con la quale hanno invece aperto a piena pagina tutti i quotidiani. Se c’era un modo per mostrare a un tempo il senso di rigetto verso un processo, quello sulla trattativa stato-mafia, che vive ormai esclusivamente delle invenzioni mediatiche della procura di Palermo, e la stima per quel galantuomo (e gran politico) del nostro presidente della repubblica, mi pare che il Foglio, con la sua scelta, l’abbia colto appieno.
Roberto Volpi
I caballeros di rito palermitano vogliono la grancassa, non gli diamo nemmeno il nostro tamburino militare.
Al direttore - Poi ci dovrebbero spiegare come si fa a programmare decreti e bonifiche gestiti da un commissario di Stato con soldi derivati da un sequestro preventivo a privati. A processo praticamente non ancora avviato. Se poi gli imputati saranno assolti, e il sequestro restituito, i soldi indietro ai Riva chi glieli da Renzi, La Todisco?
Annarita Di Giorgio
Al direttore – Risplende il Cav.! Maestro nel costruire relazioni, generoso, pronto a soddisfare ogni desiderio, senza risparmio del suo tempo. Intuito straordinario, veloce nell’affrontare i problemi, attento ai minimi dettagli. Grande lavoratore, arriva sempre primo, distanzia tutti gli altri. Fa più telefonate lui in un’ora che tutto il suo team in una settimana. Lupo solitario, è sempre sicuro di sé e non teme di sfidare le regole. Domina la comunicazione e non ha pari nel trovarsi sempre al centro dell’attenzione dei suoi interlocutori. Questo è il profilo del venditore “hard seller” secondo l’Harvard Business Review. L’epilogo di un così grande uomo potrebbe assomigliare a quella del protagonista commovente di un dramma di Arthur Miller. Ma qual è il profilo del leader?
Giorgio Abbo
A parte il lupo solitario, che non mi pare il caso, il ritratto del nostro beniamino è quasi perfetto.
Al direttore - Il 12 ottobre vi ho inviato questa lettera: “Mi permetto di proporre a chi è chiamato a gestire questo triste periodo di Genova, di usare abbondantemente l’acqua per lavare e rilavare le strade per combattere il mefitico polverone che abbiamo sempre respirato per giorni e giorni dopo le alluvioni. Questo continuo lavaggio dovrebbe operare specialmente nelle zone interessate dal fango che poi si estende in tutta la città trasformandola in una camera maleodorante. Per fortuna l’acqua non dovrebbe essere un problema”. Questo perché transitando per i disastri e la disperazione che emergeva da chi era stato colpito dall’alluvione avevo la certezza che non ostante i nostri invasi fossero pieni ed erano aperte le chiuse di smaltimento della troppa acqua ero certo che l’ incapacità politica prima che dirigenziale avrebbe fatto pagare il prezioso liquido a chi in quel momento più ne aveva un assoluto bisogno. Oggi leggo sul mio “Secolo XIX”: Maxibollete a chi ha lavato il fango, beffa dell’acqua sugli alluvionati. cordiali saluti.
Marco Grasso